Io sono ciò che mangio

Chi mi conosce sa che sono una buongustaia, una golosa; sì, insomma, quella che si dice “una buona forchetta”.

Durante il lock down, mentre una buona parte delle persone ha messo su qualche chilo, io ho iniziato lentamente a perdere un po’ di peso, senza rendermene conto. Complice il fatto che me ne stavo chiusa in casa a studiare per laurearmi in Scienze della Nutrizione (ma di certo la sedentarietà non aiuta il dimagrimento) e che, passo dopo passo, ho iniziato a far profondamente mie tutte le nozioni oggetto d’esame, ho migliorato ancor più il mio modo di mangiare e il mio approccio al cibo. Quindi, pian pianino, ho raggiunto il peso che avevo a poco più di vent’anni, senza sforzo alcuno, pur restando una buongustaia.

Però certo, tutti oramai sappiamo che bisogna consumare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, ridurre il sale, gli zuccheri, i grassi animali e via dicendo: ma poi nella pratica, diciamoci la verità, per i più è piuttosto complicato, e nella frenesia della vita, mangiare correttamente sembra più una difficoltà che una conquista. La verità è che bisogna avere pazienza, dote che stiamo sempre più perdendo.

Non è stato immediato, infatti, ma nel tempo ho imparato a cucinare profumati sformati di ricotta, farina di mandorle e frutta come dolci, ad alleggerire i sughi ed i piatti a base di carne con le verdure, a ridurre le porzioni di riso e pasta aumentando i condimenti vegetali, a consumare quotidianamente la frutta secca; mi sono inventata delle salse sfiziose allo yogurt che sono una manna dal cielo per non esagerare con i condimenti, mi sono affezionata al sapore dei cibi semplici, alle zuppe di legumi e cereali, alle creme di verdure (ogni volta una diversa dall’altra). Sono diventata una maga delle insalate! Inoltre, mi sono avvicinata sempre più a un modo di alimentarsi che sia il più sostenibile possibile, incontrando realtà locali che offrono una freschezza e genuinità unica (mi piace il fatto che le foglie dell’insalata siano un po’ mangiucchiate dalle lumache, o che le mele siano una diversa dall’altra). Non ho tuttavia nessun problema a mangiarmi un panino, una pizza, una fetta di dolce, un pezzo di formaggio: è una questione di equilibrio, per cui sono l’estrema varietà e le giuste porzioni e proporzioni che assicurano un’alimentazione complessivamente sana. Pazienza ed equilibrio, equilibrio e pazienza.

Memore quindi della mia pluriennale esperienza nelle erboristerie e essendomi confrontata infinite volte con persone in rapporti estremamente difficoltosi con il cibo e/o con la propria linea, e fatto tesoro di tutto ciò che so del mondo della nutrizione, sono entusiasta di poter finalmente esercitare la mia professione di nutrizionista, dedicandomi a cuore e mente aperti a varie categorie di persone. Mi rivolgo a chi ha paura della bilancia, a chi fatica a perdere peso, a chi di peso ne vorrebbe di più, a chi vede il cibo come croce e delizia, a chi lo vede solo come croce, a chi non lo tollera, non lo digerisce, a chi soffre di alcuni disturbi invalidanti, a chi non sa da che parte cominciare, a chi non sa come finire, a chi si sente in colpa, a chi mangia per noia, per stress, per tristezza, per placare ansie e paure.

Noi siamo LETTERALMENTE ciò che mangiamo e ciò che siamo condiziona ciò che mangiamo, quindi prendiamoci cura di noi.