Motivazione

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Il fenomeno delle dipendenze è una questione complessa, controversa, non semplice da definire e da risolvere, MA esiste e non sempre ce ne rendiamo conto o, peggio, tendiamo ad accettarla. E’ proprio il caso delle dipendenze da schermi e da dispositivi elettronici.
Oppure, nel caso delle dipendenze da cibo, perché quando decidiamo che è il momento di riprendere in mano la nostra alimentazione, cediamo continuamente a tentazioni, o non riusciamo a fermarci ad un cioccolatino, o svuotiamo l’intero sacchetto di patatine?
E abbiamo mai riflettuto su quanto tempo passiamo a non goderci il pasto perché distratti da smartphone, dalla tv, dai computer?
E che impatto può avere tutto ciò sul nostro benessere?
Io e il dott. Burigana (psicoterapeuta) ne parleremo i prossimi due giovedì presso Psychealòs Associazione Culturale, in via Venezian 2 dalle 19.
GIOVEDì 11 aprile: dipendenze da dispositivi elettronici
GIOVEDì 18 aprile: dipendenze da cibo
Gli incontri sono gratis, ma è semplicemente richiesta una quota associativa di 10 euro valida per l’anno corrente.
VI ASPETTIAMO!!

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IL “SEGRETO” DEI MAGRI
Un gruppo di ricercatori della Cornell University Food and Brand Lab ha analizzato lo stile di vita delle persone che riescono a mantenersi magre. Cosa è emerso? (di seguito solo un riassunto e per chi volesse approfondire, in internet ci sono informazioni a bizzeffe a riguardo)
1) Non sono mai a dieta
2) Il cibo non è il loro primo pensiero, ma stanno comunque attenti a quello che mangiano e non esagerano
3) Saltano tranquillamente il pasto se non hanno fame
4) Mangiano cibi poco processati, prediligono cibo cucinato da loro, evitano prodotti industriali e non si fanno mai mancare i vegetali
5) Svolgono MODERATA attività fisica per il piacere di farlo e non per dimagrire
Siete ancora convinti che l’unica soluzione sia provare tutte le diete del pianeta?

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Due scatti della serata finale del LABORATORIO DI ALIMENTAZIONE SERENA E CONSAPEVOLE presso l’associazione culturale Psychealòs.
Abbiamo concluso in bellezza “celebrando” la convivialità e il buon cibo sano, attraverso una carrellata di gustosissimi hummus e creme di legumi vari con verdure crude, verdure gratinate, piatti a base di cereali e ortaggi di stagione, felafel con yogurt: tutto preparato da ogni partecipante… ed accompagnato da un pochino di vino rosso.
Non abbiamo sentito la mancanza di patatine, salatini o prodotti industriali di vario genere.
A breve il laboratorio si ripete con nuove adesioni. Contattatemi in privato per maggiori info…

Febbraio 17, 2023
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Dato che la dieta ha un impatto notevole sui livelli di colesterolo nel sangue, impariamo a dare il giusto peso agli alimenti che introduciamo.
Quindi, preoccupiamoci di non introdurre troppi zuccheri semplici, troppi grassi saturi (quindi fondamentalmente animali), di non mangiare troppo in generale e preoccupiamoci di meno del colesterolo che introduciamo con la dieta.
Il colesterolo alimentare ha infatti un modesto effetto sui livelli di colesterolo ematici.
RIDUCIAMO quindi la frequenza e le porzioni di formaggi e latticini grassi, salumi (specialmente insaccati), cibi industriali con grassi di dubbia qualità e provenienza e margarine, tagli grassi di carni rosse e dolciumi vari.
AUMENTIAMO piuttosto l’apporto di fibre da frutta, verdura e cibi integrali, di legumi, di grassi “buoni” da olio d’oliva extravergine e dalla frutta secca e dal pesce azzurro.
E le uova? Ormai è completamente ritenuta infondata l’idea che il loro consumo faccia “venire il colesterolo”. Ciò era ritenuto verosimile in quanto il tuorlo ne è ricco. Ma compreso ormai come il colesterolo alimentare influisca in minima parte sui suoi livelli ematici, e alla luce del fatto che le uova contengono anche una sostanza emulsionante che fa ridurre l’assorbimento stesso di colesterolo, direi che non c’è proprio bisogno di limitarne il consumo a 3/4 uova alla settimana, specialmente a fronte del loro straordinario e insostituibile valore nutrizionale.
E come sempre buon appetito in salute a tutti!

Dicembre 1, 2022
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“LE DIETE NON FUNZIONANO”: parliamone…

(Premetto che proprio non ci riesco a fornire le famose “pillole di nutrizione” in cui mi limito a dirvi che gli agrumi contengono vitamina C o di mangiare le famose 5 porzioni di frutta e verdura. Quindi, se avete i minuti contati, questo post potrebbe essere troppo lungo per voi.)

Dunque, se per “dieta” intendiamo quel foglio di carta che il nutrizionista ci consegna in cui trovo dettagliatamente scritto quanto e ciò che “devo” mangiare, beh, questa può essere altamente funzionale nell’immediato e se la persona ha bisogno di input precisi per problemi organizzativi e se ciò è associato ad un incondizionato senso di disciplina per cui mi sento in dovere di seguire più fedelmente possibile quanto  imposto da un altro (sia ben chiaro, un professionista non dovrebbe ovviamente “imporre” mai nulla, ma è la persona a far leva sul quel senso del dovere, che gli sembra l’unico strumento che ha per perder peso).

E da qui nascono le domande di rito a testimoniare quanto sopra, tipo “POSSO mangiare questo o quello e in che quantità?”

Quindi, la domanda che dovrebbe sorgere spontanea è la seguente: per quanto può durare tutto questo? Certo, dipende dalla forza di volontà della persona, ok, e poi?

Direi che la “dieta” può restare un valido strumento soltanto se viene “capita” e per comprenderla devo appropriarmi di alcuni concetti base. Sì, insomma, ci vuole un po’ di impegno, di curiosità: perché delegare il successo del proprio dimagrimento esclusivamente ad un elenco di alimenti e loro quantità mi sembra altamente riduttivo. E’ come dire che ho la pressione alta e il bravo medico individua la giusta dose di antipertensivo e così ho risolto velocemente il problema a valle.

Siamo in cerca di soluzioni facili e immediate, fatichiamo a prenderci la responsabilità di un intervento preventivo e correttivo sul nostro stile di vita e la deleghiamo ad un professionista (eh beh, certo, lo paghiamo! Ci mancherebbe!). L’ideale sarebbe una dieta scritta, dettagliata, pratica e veloce, che rispecchi a pieno i nostri gusti e i nostri ritmi. Ma quando siamo stanchi e annoiati di stare a regime la abbandoniamo. E’ inevitabile! E sarebbe strano il contrario. E così di nutrizionisti ne vediamo a bizzeffe e collezioniamo diete e nessuna sembra fatta per noi (perché se così fosse, chi mai la abbandonerebbe?).

Ma allora i nutrizionisti che ci stanno a fare??

Se restituiamo al termine “dieta” la sua originale accezione, comprenderemo che si tratta di uno stile di vita che racchiude una molteplicità di fattori su cui io, e solo io, posso e voglio intervenire. Il nutrizionista mi consegnerà magari una piano alimentare che sento cucito su misura, ma resteranno sempre delle preziose linee guida e non la chiave del mio dimagrimento se non apro gli occhi e la mente. Il ruolo del nutrizionista dovrebbe essere proprio quello di guidare ed educare la persona ad un corretto stile alimentare ed ogni incontro un’opportunità di crescita per entrambi e non l’occasione per testare l’aderenza alla dieta consegnata.

P.S. Di questo e molto altro parleremo negli incontri condotti da me e da uno psicoterapeuta! Stiamo raccogliendo i nominativi, quindi contattatemi pure in privato per ulteriori info

 


Novembre 24, 2022
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Rubo questa foto da un post pubblicato da una mia amica. Questa straordinaria scultura è conosciuta come il “Self Made Man”, un’opera d’arte dello scultore messicano Victor Hugo Yañez Piña .

Il titolo è: “The Hardest Work is Working On Yourself.“

Non è questo il contesto per elogiare l’opera di per sé (anche se mi verrebbe di farlo), ma credo dia vari spunti interessanti e non banali su cui riflettere.

 

Se davvero crediamo che esista la dieta migliore di tutti, quella che, senza alcun minimo sacrificio, ci permette di poltrire costantemente, e di dimagrire e di guadagnare in salute……………………………. ma no, non lo crediamo veramente. In fondo lo sappiamo benissimo che un percorso nutrizionale ben fatto implica un lavoro su se stessi che fa emergere fragilità, ma anche tanta forza. E’ un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo, si dice, e quel qualcuno possiamo essere soltanto noi.

 

Ma di ogni buona azione che compiamo per noi stessi non ci pentiamo MAI. Ci avete mai pensato?

 

Se impariamo a volerci bene, ad armarci di pazienza e a non pretendere tutto e subito, il lavoro su noi stessi può diventare una meravigliosa scoperta.


Novembre 24, 2022
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“CLEMENTINE E MANDARINI: OCCHIO CHE SONO PIENI DI ZUCCHERIIIIIIIIIIIIII!!!!!”

Ma è davvero così?

Come sempre bisogna valutare la questione a 360 gradi, perché preoccuparci di gustare dei frutti così deliziosi per il loro contenuto di zucchero, ma avere la dispensa e il frigo pieni di zuccheri più o meno nascosti ha davvero poco senso (pensiamo ai sughi industriali pronti, agli yogurt alla frutta, ai cereali per la prima colazione, alle salse e ai condimenti pronti etc…)

Se avete poco tempo, saltate la parte in mezzo per giungere alle conclusioni, altrimenti concedetemi due minuti per qualche riga su delle questioni su cui si tende a fare tanta confusione e di cui si sente tanto parlare.

Mi riferisco soprattutto al “famoso” INDICE GLICEMICO. Questo NON indica il contenuto di zuccheri di un alimento, ma la velocità con cui fa innalzare la glicemia, ovvero i livelli di glucosio del sangue, rispetto al glucosio stesso. Il glucosio ha valore 100, quindi più mi avvicino a tale cifra, più velocemente quell’alimento fa innalzare la glicemia. Ma ha senso tale valore preso in assoluto? Assolutamente no se non considero la porzione di quel determinato alimento. Qui entra in gioco il CARICO GLICEMICO, concetto di cui ha più senso preoccuparsi, specialmente se sono sedentario, sovrappeso o a rischio diabete. Il calcolo del carico glicemico si fa attraverso una semplice formula matematica che mette in relazione l’indice glicemico degli alimenti e il contenuto di carboidrati della mia porzione di alimento (entrambi i dati sono facilmente reperibili). E tale calcolo posso poi applicarlo ad un pasto intero.

Ma veniamo alle clementine. L’INDICE GLICEMICO è basso, ovvero 30. Se mangio 150 g di clementine, la porzione media raccomandata, mangio circa 13 g di zuccheri (il resto è praticamente acqua, poi un po’ di fibra, vitamine e sali minerali in abbondanza), ma il carico glicemico sarà basso. Quindi, a fronte dei numerosi vantaggi nutrizionali e di quanto ci piacciono le clementine e i mandarini, ha davvero senso evitarli o preoccuparci? E’ vero, di zuccheri ne contengono, così come tanta altra frutta, ma se resto sulle tre clementine al giorno per merenda non ho davvero nulla di cui preoccuparmi. E se devo far particolarmente attenzione alla glicemia, accanto a due clementine posso mangiare una manciata di frutta secca (tipo qualche mandorla o due noci) e il gioco è fatto.

E come sempre, buon appetito in salute! 


Novembre 10, 2022
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Lo sappiamo bene che ricorrere così spesso a quel cioccolatino, a quel formaggio, al pezzo di pane, al tarallo pugliese uno dopo l’altro, al bicchiere di vino per gratificarci rischia di farci ingrassare. Eppure, stanchi della giornata lavorativa, o della nostra vita sentimentale, dello stress quotidiano, ci sentiamo in diritto di goderci il nostro premio e l’immediatezza con cui possiamo attingervi ci sembra insostituibile.
Oggi vorrei soffermarmi sulle SPEZIE e sulle ERBE AROMATICHE: universo misterioso e affascinante, spesso ahimè trascurato nella nostra attuale tradizione culinaria.
Ma pensateci bene: un petto di pollo ai ferri scondito fa piuttosto tristezza, no? Ma basta un pizzico di curry ed è tutta un’altra storia. Come mai?
La nostra personale rappresentazione del gusto è complessissima e in essa convergono tutti i nostri sensi, specialmente l’olfatto e l’olfatto è strettamente connesso al nostro sistema limbico. Non è un caso che l’industria profumiera viva proprio di questo: della strettissima connessione tra profumo ed emozione. Per non parlare dell’industria degli aromi, che fa di tutto per rendere irresistibile quell’alimento, mentre a noi basta aggiungere qualche spolverata di cannella o qualche fogliolina di origano per cambiare le sorti di un piatto! Ma c’è di più: alcune spezie, oltre a suscitare in noi reazioni personalissime legate magari a ricordi particolari, causano la liberazione delle stesse sostanze responsabili del piacere percepito quando ci avviciniamo a quel cibo bello calorico, che tanto ci gratifica e di cui pensiamo di avere tanto bisogno.
Quindi l’appagamento che il cibo ci offre può derivare anche da altre fonti che non contemplino necessariamente abbondanza di grassi e zuccheri.
E sapete cos’altro è altamente gratificante? Giocare in cucina con i mille colori, profumi e aromi che la natura ci offre proprio attraverso il mondo speziato. Metteteci amore, passione, cuore… sperimentate e vedrete che la fame nervosa vi lascerà in pace!